-------------------------------------- INTIMO INTERIORE_dialogo a tre voci
lorella calzolari | giovanni melegari | giuliano corsi megli
maggio 2011
Palazzo Levi
Firenze
terza esposizione nell’ambito del progetto TIME IS ART
a cura di Silvia Petronici gavagai e Barbara Madrigali
Questo progetto accosta tre linguaggi pittorici tra loro differenti inclusi però in un’atmosfera comune. In tutti gli artisti presentati la forma che si ripete è un’occasione per svelare un’intimità, la propria, il proprio segreto sguardo nel caso di Corsi, l’intimità degli amanti per Melegari e un codice elegante di segni per Calzolari. Astrazione e sostituzione, metafora e uso simbolico dei volumi lega le tre ricerche ad un tono comune, silente. Interiore.
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Questi i lavori presentati da Lorella Calzolari:
Carte giapponesi (serie di 10 carte), bitume diluito su carta da spolvero, misure variabili (base cm 47 e altezza da cm 130 a 147), 2011
Questi i lavori presentati da Giuliano Corsi Megli:
Paesaggio industriale con figure rosse, olio su tela, 80x70, 2010
Paesaggio industriale (ritorno a casa), olio su tela, 90x100, 2010
Paesaggio industriale con figure blu, olio su tela, 80x120, 2010
Paesaggio industriale (uscita dal lavoro), olio su tela, 80x120, 2010
Paesaggio industriale con figure rosse, olio su tela, 70x100, 2010
Paesaggio industriale, olio su tela, 70x80, 2010
Paesaggio industriale con cisterna, olio su tela, 70x80, 2010
Paesaggio industriale, olio su tela, 100x120, 2009
Paesaggio industriale con figure blu, olio su tela, 70x100, 2010
Paesaggio industriale con figure rosse, olio su tela, 70x80, 2010
Questi i lavori presentati da Giovanni Melegari:
Gli amanti, pigmento di affresco su tela, 90x90, 2010
Gli amanti, pigmento di affresco su tavola, 100x80, 2010
Gli amanti, pigmento di affresco su tavola, 80x100, 2010
Gli amanti, pigmento di affresco su tavola, 92x162, 2010
Gli amanti, pigmento di affresco su tavola, 82x162, 2010
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SEGNI E CODICI, UNA FORMA DI LINGUAGGIO
di Silvia Petronici gavagai
Lorella Calzolari riflette sull’equilibrio e sul rapporto in esso tra il volume e la trasparenza, il pieno e il vuoto. La ricerca punta al tema della stabilità come effetto dell’equilibrio da cui la forma risulta e che, a sua volta, questa produce tutto intorno. Il lavoro delle carte, qui presentato, si inserisce, infatti, in un percorso più ampio, di parte del quale si è dato ragione nell’esposizione presentata nella prima mostra del ciclo TIME IS ART, intitolata “What’s the matter_il peso della forma”, in cui di Calzolari erano stati esposti alcuni lavori in vetroresina e alcuni acquerelli su cemento.
Con le carte l’artista concede molto spazio alla riflessione sul segno e sulla sua natura formale prima di codice e poi di linguaggio. Ciò che emerge dall’osservazione di questi eleganti segni di assonanza giapponese, come indica esplicitamente il titolo della serie, è la volontà di trovare forma al segreto, di tradurre penombre e intuizioni in un tratto ideogrammatico, sicuro e sintetico. Gli aloni lasciti dall’uso del diluente sul bitume liquido fungono da eco di un gesto sincero e così ben isolato da rendersi semplice pur nell’estrema sintesi. La forma si intuisce sullo sfondo di questa ricerca, come una importante preoccupazione nella ricerca di Calzolari.
Questi lavori sono meditazioni e esercizi di disciplina, il risultato è elegante e contemporaneamente semplice.
GIULIANO CORSI MEGLI | elegia del silenzio
di Silvia Petronici gavagai
I lavori qui presentati sono una sintesi dell’ultima ricerca di questo artista, del suo modo leggero, empirico e umile. Lo studio dei soggetti è costante e la ripetizione è una forma intensa di approfondimento e quasi di meditazione. Il paesaggio di questa pittura è puro volume e assenza, le case come le architetture industriali sono elementi di una vita umana di cui non sembrano esserci tracce. I volumi sono contenitori, non ci sono porte o finestre, nessuna concessione allo scambio tra il dentro e il fuori. Il silenzio è la vera sostanza di questi lavori. Lo sguardo tace, coglie l’umanità assente dalle sue costruzioni, l’osservazione è pietosa e arresa.
La potenza evocativa di questi volumi non è solo il risultato di una sapiente composizione pittorica ma risulta da una profonda sincerità nel trattare il fuori, la realtà osservata, come semplice riverbero di ciò che è dentro. Silenzio, solitudine e stupore. Ciò che stupisce Corsi è la capacità che le forme sembrano avere di sollevare una materia così sfuggente come i sentimenti e farne una grammatica per comunicare.
Ciò che Corsi racconta con la sua pittura è la sua storia e molto altro, è un racconto poetico di atmosfere, di luoghi della mente prima ancora che di luoghi fisici.
Lo spazio ritratto nel quadro è prima di tutto un tempo, un lungo momento che si dilata in una profondità oltre la tela, nella memoria e nel cuore. La riproduzione dei luoghi e delle forme che li abitano è solo in piccola parte mimetica, è un’indagine nel profondo metafisico della realtà. La pittura è utilizzata come uno scandaglio che, attraversando il caos apparente, coglie la struttura dei luoghi, la loro anima muta e dolente.
I colori sono un corollario semantico solido e preciso, i significati cui ci introducono sono esattamente quelli che le forme supportano come parole di un discorso dai contorni netti. Corsi si comporta in questi lavori come un pittore maturo, conduce senza esitazioni la sua figurazione a conclusioni coerenti; la visione che ci permettono i suoi quadri è una visione ad una certa distanza, senza empatia. È una resa alla solidità del silenzio, alla sua consistenza materiale pesante e senza sfumature umane.
I suoi volumi, le case, le fabbriche, le ciminiere, i camini, le cisterne sono sintetizzati, asciugati da qualsiasi contaminazione vitale. Non c’è movimento e non c’è molteplicità. Ciò che resta è solo per qualche vaga somiglianza reale perché la sua vera natura è simbolica. Simboli intesi, in modo assolutamente laico e primario, come segni di uno stato, di una condizione esistenziale che potremmo riassumere con la parola silenzio. Le sue figure sono infatti volumi senza parole ma il veicolo della narrazione, che comunque c’è e non è secondaria, sono i colori e la forza delle composizioni.
Il silenzio perciò che questi lavori introducono esteticamente e concettualmente in maniera così esplicita non è privazione o sottrazione delle parole (e quindi, fuori di metafora, assenza di elementi descrittivi dalla scena del quadro) ma solo un altro modo del discorso di estendersi e cogliere la realtà. La pittura che fa questo è un discorso poetico efficace e significativo.