LORELLA CALZOLARI
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SCULTURA | PITTURA | GRAFICA | FOTOGRAFIA
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CV
 
 
LORELLA CALZOLARI, 1963 Mezzani (Pr)
dove vive e lavora
 
 
Diploma Scuola Statale d’Arte Paolo Toschi di Parma
 
 
 
 
2010.
Firenze, Grand Hotel Minerva e Palazzo Antinori, ArTour-O, progetto site specific “Stanza 121, Grand Hotel Minerva”
Bolzano, KunStart_10 con Progetto Gavagai
2009.
Reggio Emilia, “Immagina”, Fiere di reggio Emilia
Firenze, “Spazi e Linguaggi”, Galleria Immaginaria, mostra collettiva
Parma, “Stabile”, Studio Kan, mostra personale
Roma, Galleria Vista, “Punti di vista”, mostra collettiva
2008.
SELEZIONE del Premio Celeste 2009, pubblicazione nel catalogo
San Sebastiano Curone (Al), Palazzo del Principe, mostra collettiva
Firenze, “Il fango e la luce”, spazio Artsenal63, mostra collettiva
2007.        
Colorno (Pr), Aranciaia e Reggia Ducale, “La città dell’aria” mostra collettiva internazionale d’arte contemporanea
Montepulciano (Si), Palazzo del Capitano, “La storia di un angelo”, collettiva
San Sebastiano Curone (Al), Palazzo del Principe, collettiva nell’ambito della I Annuale di Arti Applicate di Artinfiera
Milano, Serra Lorenzini, “Manifattura Milano”, collettiva di arti applicate a cura della galleria d’arte contemporanea Diecipuntodue
2006.       
Colorno (Pr), Aranciaia, “Art Colorno”, collettiva
Cerbaia, San Casciano Val di Pesa (Fi), Jack and Joe Theatre, collettiva
Montepulciano (Si), Palazzo del Capitano, collettiva
2005.       
Colorno (Pr), Chiesa di S. Stefano, “I colori dal sogno della Terra”, collettiva
2004-2008.
Firenze, ART, Fortezza da Basso, “Visioni”, innovazione, design, ricerca
1997.        
Torino, Biennale Off, Sezione Design
1996.        
Parma, Erregi Design, “Domestica”, collettiva
 
 
NOTA CRITICA
 
 
LA STRUTTURA DELL’EQUILIBRIO
Lorella Calzolari o Del radicamento
a cura di SPG
 
 
 
Lorella Calzolari conduce una ricerca sull’equilibrio. Un elemento fondamentale che questa ricerca porta in primo piano è la nozione di forma e le opere del ciclo Stabile sono una riflessione in merito. 
La forma occupa uno spazio, vi permane in equilibrio e contemporaneamente produce equilibrio. Il peso virtuale della forma è tutto nella sua consistenza, nella sua capacità di permanere, di esserci, di stabilire una relazione significativa con lo spazio circostante. Questa riflessione nasce da un intenso esercizio della scultura come mezzo di creazione e liberazione delle forme di cui la pittura è come un’eco narrativa. I quadri, infatti, rappresentano le forme, ne fanno emergere la natura di segno. Nella scultura il segno esce per così dire dalla dimensione testuale e si anima, prende vita e, entrando in relazione con lo spazio reale, perde gran parte della mediazione concettuale tipica della bidimensionalità: semplicemente sta. Permane. La scultura di Calzolari pone l’equilibrio delle sue forze interne a confronto con una stabilità estesa, oltre la dimensione testuale, con il mondo naturale e umano tutto intorno.
La scultura Grande cane, ad esempio, è la chiave della ricerca sull’equilibrio condotta da Calzolari con il mezzo del disegno, è l’esito e come la risposta a una serie di domande sulla natura strutturale dell’equilibrio che si intuiscono all’origine di questo elegante percorso creativo.
La tensione teorica classica tra forma e contenuto nei suoi lavori è completamente assente, la forma è assunta come oggetto di studio nella sua natura indistinta formale e contemporaneamente percettiva: segno e organismo semantico complesso.
L’equilibrio su cui si sofferma l’attenzione di Calzolari, quindi, non è la dimensione funambolica del miracolo e dell’evento che è un punto nello spazio ma un centro di forze da cui origina un radicamento, appunto, stabile. Le forme nelle opere di Calzolari sono ancorate e in piena luce anche quando sono leggerissime e circondate di silenzio.
Una nota sulla tecnica dei quadri, acquerello su cemento bianco su tavola. L’effetto di questa tecnica è quasi quello di una pittura murale, la superficie irregolare del cemento sostiene il manifestarsi della forma con un movimento che bilancia la stasi della bidimensionalità delle figure. 
L’acquerello conferisce liquidità e dissolvenza ai contenuti di forme che al contrario sono solide strutture nello spazio bianco del quadro. Il bianco del cemento, dove campeggiano le forme, è un silenzio complesso e tutt’altro che un’assenza; è uno spazio concettuale da cui la forma emerge come una presenza ma senza retorica, come un progetto architettonico o una mappa.
La sintesi grafica di queste forme/segno che ricorda il Giappone è infine la cifra dell’approccio all’equilibrio di tutta questa ricerca che dal disegno giunge alla scultura e torna al disegno con esiti di sempre maggiore consapevolezza del rapporto tra il limite concettuale e il confine grafico.