PITTURA
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CV
GRETA PENACCA, 29.08.1973 Alessandria
vive a San Sebastiano Curone (Al)
Maturità artistica
Laurea in Pittura Accademia di Belle Arti di Genova
1994.
Pubblicazione nel catalogo “Cercando il meglio” per la mostra di pittura “24 Accademie di Belle Arti” a cura di Lions Club Milano Centro
1997.
Genova, Galleria San Bernardo, “Nove proposte”, mostra collettiva artisti emergenti
2000.
Genova, Palazzo Ducale, “Donne in Arte donne in Fiore”, mostra collettiva
2004.
Finalista con pubblicazione nel catalogo al concorso internazionale di pittura “Periferie” a cura del Comune di Laives
2006.
Alessandria, Chiostro di Santa Maria di Castello, mostra collettiva a cura dell’Assessorato alla Cultura della Provincia di Alessandria
Tortona, Teatro Civico, “Viaggio nel Corpo Contemporaneo II° edizione di Pictor in Fabula”, mostra collettiva
2007.
Primo premio del concorso “La città dell’aria” per la selezione della VII edizione della “Biennale d’arte internazionale di Roma”
Colorno (Pr), Aranciaia e Reggia Ducale, “La città dell’aria” mostra collettiva internazionale d’arte contemporanea
illustra il libro “La storia di un angelo” per la Casa Editrice Guardamagna di Varzi
Montepulciano (Si), Palazzo del Capitano, “La storia di un angelo”
San Sebastiano Curone (Al), Palazzo del Principe, collettiva nell’ambito della Prima Annuale di Arti Applicate di Artinfiera, Associazione Nazionale Artisti Artigiani
2008.
Roma, sale del Bramante, VII edizione della “Biennale d’arte internazionale di Roma”
Firenze, ART, Fortezza da Basso, “Visioni”, innovazione, design, ricerca
San Sebastiano Curone (Al), Palazzo del Principe, collettiva nell’ambito della Seconda Annuale di Arti Applicate di Artinfiera, Associazione Nazionale Artisti Artigiani; Firenze, spazio Artsenal63, “Il fango e la luce”, mostra collettiva a cura di Silvia Petronici
NOTA CRITICA
PELLE. L’IO E L’OLTRE
a cura di SPG
La riflessione sull’io corporeo che Greta Penacca conduce con lo strumento della pittura ad un livello di analisi molto alto è contemporaneamente un espediente figurativo e un test sulle possibilità stesse della figurazione di oltrepassare il limite dell’immagine e raggiungerne la sostanza concettuale.
La pelle è il centro attuale della ricerca di questa giovane autrice che usa colore e luce in modo eccezionalmente analitico, il rivestimento dermico dell’io, ultima difesa e primo contatto con il mondo esterno, il non-io dell’ambiente circostante. L’indagine è condotta a partire dal bisogno di approfondire il senso della vulnerabilità. L’io è esposto ai rischi di una continua osmosi necessaria attraverso la quale informazioni, esperienze e milioni di dati attraversano le sue barriere e lo raggiungono. Le barriere corporee sono solo una parte del sistema di rivestimento dell’io ma una parte importante. Questa riflessione sulla traspirazione e lo scambio conduce la figurazione di Penacca fino alle estreme conseguenze della malattia. Lo scambio può non riuscire, il contatto può quindi rivelarsi dannoso. La descrizione dermatologica dettagliata della patologia mantiene comunque uno sguardo poetico nella misura in cui le schiene ritratte sono gigantesche esibizioni, il modus ostensivo non è arbitrario ma ha la funzione di produrre una determinata specie di attenzione nell’osservatore. Quell’attenzione che certo non si rivolge ad una tavola su un libro di dermatologia clinica. Le grandi schiene sono metaforiche. La pelle ammalata è molto di più di una descrizione, la psoriasi è psichica, è un grido d’allarme dell’io e la rappresentazione pittorica vuole esserne l’eco.
Ma superando le ragioni psicologiche e riservando l’analisi all’aspetto più propriamente ermeneutico dell’opera di Penacca, la sua rappresentazione umana è quanto di più concettuale possa essere contenuto in un’espressione pittorica tutto sommato classica; la scelta della pelle come segno e contemporaneamente superficie segnica è l’indicazione di una ricerca che muove dal corpo ma che poi lo supera, almeno per ciò che concerne la sua materialità. La pelle è la tela su cui si imprimono i segni dello scambio simbolico, la sua vulnerabilità è quella di un velo che separa il dentro dal fuori, che nasconde quanto protegge. Fontana squarcia la tela per rappresentare la tensione dell’attraversamento e della trascendenza, qui Penacca è più delicata e la sua ricerca è più interessata all’umanità di questa ipotesi di attraversamento, al mondo della vita più che alla dimensione cosmica. La pelle è segno dell’attraversamento e traccia delle sue immediate conseguenze.
Le donne nei quadri di Penacca sono tutte nei loro confini, sono, forse, questi stessi confini nel senso che ciò che siamo è ciò che siamo in grado di scambiare e la conseguenza di questo scambio. Quindi la pelle è il confine, il limite e l’estrema ratio dell’identità, il suo ultimo baluardo difensivo e la sua prima consapevolezza dell’oltre.
I quadri di Greta Penacca sono un’occasione importante di riflessione sull’io, la pittura e il suo incanto, la sua capacità, cioè, di rappresentare qualcosa insieme al suo valore simbolico senza perderlo mai nello sforzo descrittivo.
Le grandi schiene sono disposte nello spazio del quadro come antichi arazzi dove la trama racconta storie mitiche di soluzioni ipertoniche, plastidi, citoplasmi, passaggi acidi, memorie di marinai. La malattia è il risultato di uno scavo profondo, è un importante punto di passaggio nel percorso che indaga la bellezza umana fin nelle sue ultime propaggini cellulari. Occorre prendersi del tempo e una certa distanza per godere di questa ricerca e non atterrire di fronte alla nudità cui ci espone, ne vale però assolutamente la pena, il guadagno è la possibilità di compiere un’esplorazione ai e dei confini di noi stessi.