GABRIELE ARMELLINI
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PITTURA
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CV
 
 
GABRIELE ARMELLINI, 1950 Castelletto di Br. (Pv)
vive e lavora a Voghera (Pv)
 
 
Laurea in Ingegneria Elettronica, Università degli Studi di Pavia
 
 
2010.
Firenze, Grand Hotel Minerva, ArTour-O, progetto site specific “Stanza 121, Grand Hotel Minerva”
Bolzano, KunStart_10 con Progetto Gavagai
2009.        
FINALISTA PREMIO CELESTE per la pittura
Bollate, Milano, Mostra dei Finalisti del Premio Celeste, Fabbrica Borroni
Reggio Emilia, “Immagina”, Fiere di Reggio Emilia
San Sebastiano Curone (Al), “Tridimensionalità non funzionali”, Palazzo del Principe, mostra collettiva
Torino, “ArteinLuce”, Villaggio Olimpico
 
 
 
 
NOTA CRITICA
 
 
UN ATTIMO UMANO, FUGACE E PROFONDO
Gabriele Armellini o Della pittura naturale
a cura di SPG
 
 
La ricerca elegante e accurata che Gabriele Armellini compie con il mezzo della pittura ha a che fare con il tempo, lo spazio dell’attimo è indagato nella sua dimensione fenomenologica. Aldilà e oltre la figura, la forma dinamica e cangiante in questa pittura coglie l’interazione cosciente con il mondo come un valore in un incrocio cartesiano.
La geometria è senz’altro un mezzo di sintesi esistenziale, ciò che viene descritto è la vita, il suo incessante procedere in avanti, esondare gli schemi, il suo essere sempre ulteriore.
Armellini è interessato all’umanità del tempo, al suo essere segno di un passaggio affettivo. I titoli dei suoi quadri sono espliciti in questo senso.
La progressione e la sovrapposizione cromatica restituiscono la vibrazione interna ai movimenti della vita, il fenomeno osservato continua a tremare, ad entrare e uscire dal campo di coscienza come in una danza acquatica.
Lungi dall’essere campioni su un vetrino questi frammenti di vita sono restituiti con naturalezza e passione da una visione profonda e intensa. Il lavoro di questo artista contiene, perciò, un importante umanismo che, condotto con equilibrio, consente all’indagine di oltrepassare l’esigenza mimetica senza mai perdere aderenza al reale.
Il clima prodotto da questi lavori è quello di una meditazione profonda, il fondo nero è il segno di una intimità senza timore, di una disposizione al disvelamento priva di esitazioni. I colori accesi e brillanti producono la sensazione di una visione chiara e distinta, sono il precipitato materiale di un’esperienza compiuta. 
L’esperienza sensoriale che attraversa la coscienza e si incardina al progredire della vita è un’esperienza complessa. Ci sono pieni e vuoti, silenzi, attese, c’è abbondanza e scarto. La complessità è sensoriale prima di ogni altra cosa e percettiva, l’ordine è sempre un passo fuori dal cerchio descritto dal momento presente. Still life è un quadro piuttosto indicativo di questa specifica questione. L’attimo che ferma la vita è un attimo complesso in cui la dinamica delle cose non si arresta, è un microcosmo in espansione, una materia ricca e prolifica.
La metamorfosi è un’altra chiave del lavoro di Armellini, il passaggio segnato dal confine temporale tra una morte e una vita, tra uno stato e l’altro, il limite sottile tra il prima e il poi. È questa un’ulteriore riflessione sul tempo e ancora sull’attimo presente e il suo valore di rivelazione e di incessante miracolo. Il filo rosso che come in Fil rouge percorre questo confine è senz’altro il suo attaccamento amoroso alla vita e la sua pervicace ricerca di senso.
Il lavoro pittorico di Armellini manifesta, dunque, un’intenzione conoscitiva e un approccio alla pittura si potrebbe dire empirico, nel senso che l’interesse per la pittura non è mosso solo da ragioni estetiche ma anche da ragioni potentemente cognitive. È una pittura naturalis con profonde implicazioni umanistiche.