SCULTURA
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CV
FRANCESCA PETRONICI, 21.02.1986 Firenze
vive a Prato
Diploma Istituto Statale d’Arte di Sesto Fiorentino
2007.
Colorno (Pr), Aranciaia e Reggia Ducale, “La città dell’aria” mostra internazionale d’arte contemporanea
San Sebastiano Curone (Al), istallazione ceramica “I rifugi dei desideri” presso il Palazzo del Principe nell’ambito della Prima Annuale di Arti Applicate di Artinfiera, Associazione Nazionale Artisti Artigiani
2008.
Firenze, ART, Fortezza da Basso, “Visioni”, innovazione, design, ricerca
responsabile dei Giovani Artisti per Artinfiera, www.artinfiera.com
Montelupo Fiorentino (Fi), Ex Museo della Ceramica, mostra collettiva
stage di costruzione e cottura di e con forni in argilla e legna con il maestro Terry Davis
Milano, Galleria Guido Iemmi Studio, “Arteingenua_Atto Primo”, mostra collettiva
Firenze, spazio Artsenal63, “Il fango e la luce”, mostra collettiva a cura di Silvia Petronici
NOTA CRITICA
LA NOSA
a cura di SPG
L’impegno compositivo e plastico di Francesca Petronici fa da sponda ad una ricerca artistica fondata sull’osservazione delle forme e dei fenomeni naturali. La scultura “NOSA”, per esempio, ha il nome di un fiume, il Rio la Nosa, che scorre sulla montagna Calvana dove si trova il suo studio. Il fenomeno qui osservato è l’azione dell’acqua che nel tempo erode la roccia calcarea producendo al suo interno profonde lacune di forma morbida e arrotondata.
La ricerca che scaturisce da questa occasione naturale affronta la complessità del rapporto pieno-vuoto. Il pieno avvolge il vuoto o forse si potrebbe meglio dire che il vuoto riempie il pieno. La materia, il corpo della realtà sono solidi nel senso consueto cui siamo abituati? Il vuoto è un’assenza o ha una sua sostanza? Questa scultura pone con estrema eleganza formale questo tema. Il pieno della roccia calcarea (resa qui dall’uso della terracotta bianca) è come un corpo naturale, un contenitore il cui contenuto è pura luce.
La bellezza di questa scultura risulta dalla comprensione e dall’interpretazione di questo rapporto e del suo equilibrio formale e concettuale.