EVENTI - PASSATO
IL FANGO E LA LUCE | una ricerca sul tema mente-corpo
a cura di Silvia petronici gavagai
Artisti presenti: Giorgio Azzaretti . Matteo Bonafede . Lorella Calzolari . Carlo Gioia . Longsheng Ma . Santina Marconi . Greta Penacca . Francesca Petronici
“Il fango e la luce” è una mostra collettiva che ripropone con il linguaggio dell’arte l’indagine sul tema mente-corpo.
Le opposizioni e i dualismi si portano dietro un’aria mitica a cui non si resiste, il mistero della fusione di elementi diversi ci affascina e insieme ci turba. L’alchimia come la generazione della vita, la nascita delle stelle come i miti della trasformazione.
La razionalità rasserena con lo strumento della separazione, la concettualizzazione avanza in un territorio oscuro, estrae dal fango porzioni di materia e le porta ad asciugare al sole così che ormai morte e vuote possano essere usate, divenire strumenti inerti nel meccanismo analitico degli schemi concettuali.
Ma la vita resta fuori dall’astrazione scientista. La vita è umida, compromessa e confusa. L’organico è misto.
Cartesio, con la falce di Occam, separa la mente dal corpo e lo fa con ardore allo scopo di fornire una spiegazione convincente di un fenomeno, quello della loro reciproca implicazione, fino ad allora rimasto oscuro; spiriti divini si incaricavano di vivificare la materia inerte, principi immortali intrappolati nel corpo ne garantivano movimento e intenzione. Il corpo e la mente come lo spirito e la materia, il contenuto e la forma, sono considerati da quel momento e per lunga parte della storia della cultura occidentale due sostanze ontologicamente diverse, due “cose” di diversa natura: una estesa, materiale, pesante, l’altra volatile, leggera, più vicina a Dio.
Ora, gli scultori e i pittori e tutti gli artisti sanno quanto sia impossibile separare la forma dal suo contenuto, quanto l’equilibrio di forze che si incontrano nell’opera d’arte sia frutto di compromissione e sporcatura. La luce è già nel fango, non vi giunge misteriosamente dall’esterno e il fango non è il mucchio di argilla a partire dal quale lo scultore ha realizzato la sua statua ma è lo scultore stesso e la sua percezione complessa e mutevole della realtà che lo circonda. La percezione è complessa perché emerge da percorsi che sono contemporaneamente intellettuali, cognitivi e sensoriali; sono strade di fango e di luce, amore e analisi quelle che l’uomo percorre conoscendo la realtà.
La separazione cartesiana è, quindi, superata dalla contemporanea lettura olistica dei fenomeni; il fango e la luce, perciò, sono i due termini di un’unica realtà globale, una realtà complessa e plurale, mai uguale a se stessa, il cui inestricabile impasto definisce non solo l’umano e la sua dimensione mista di pratica e teoresi ma l’intero vivente.
All’arte, alla sua intensa capacità di penetrazione conoscitiva del reale e alle sue spesso commoventi soluzioni espressive è, quindi, lasciato il compito di risolvere il nodo che presiede all’equilibrio tra struttura e materia, luce e ombra, pieno e vuoto, peso e leggerezza. Le radici della ricerca artistica affondano nel fango della materia, nella dimensione percettiva. In essa la visione creativa trova un ordine sempre diverso, un ordine sottile che diviene la sostanza della sua struttura - almeno nella misura in cui ogni opera si trova occasionalmente e di volta in volta ad avere una forma.
Quindi l’opera d’arte come, a sua volta, realtà globale, sintesi ed impasto di struttura e caos, diviene intensa metafora dell’uomo, opera a sua volta, lenta e inesorabile costruzione della vita che lo attraversa. L’artista è costruttivo anche quando rappresenta il più oscuro caos. La rappresentazione stessa, nella dimensione creativa in cui si svolge (e in cui diviene opera d’arte) è un mondo nuovo: una nuova misura e una nuova forma dell’unione di acqua e fuoco, fango e luce, mente e corpo.
Gli artisti qui presenti con i loro specifici linguaggi hanno dato vita ad una lettura articolata e trasversale della questione posta alla loro riflessione. Sono presentate opere realizzate appositamente per questa esposizione e opere scelte insieme per la particolare consonanza con lo svolgimento di questo tema.
Greta Penacca lavorando sul tema dell’io corporeo e della psoriasi coglie del rapporto mente-corpo l’aspetto dell’impasto psicosomatico di cui si compone la condizione umana; la pelle che questa autrice osserva così da vicino si configura in questa ricerca come un dispositivo tanto corporeo quanto simbolico.
Santina Marconi con la performance presentata nel suo video punta l’attenzione sulla materia, quindi sul fango. Siamo fatti di fango e con il fango sulle nostre mani facciamo il mondo. Materia simbolica per la creazione della realtà e semplice terra, materiale della realtà. Qui la riflessione innescata dalla ricerca sul tema mente-corpo è propriamente quella sulla materialità e contemporaneamente sulla portata simbolica della materia.
Lorella Calzolari, poi, lavora sulla dimensione sottile della materia, sulla sua trasparenza e sull’emersione della forma dalla caos percettivo.
L’anello di Matteo Bonafede è, poi, una declinazione quasi letterale del suggerimento poetico dato dal titolo della mostra, l’oro nero come il fango e la black star come la luce.
Longsheng Ma indaga il corpo, la sua complessità espressiva e nel suo lavoro il ruolo della luce è quello proprio della comunicazione.
Il disegno di Carlo Gioia nelle carte qui raccolte è minuto e analitico, l’analiticità grafica è tutta concentrata sulla dimensione simbolico-spirituale della figura umana. I corpi sono attraversati dai percorsi dello spirito, dalla semantica ineludibile della spiritualità.
Francesca Petronici partendo dal rapporto mente-corpo giunge alla riflessione sulla dinamica pieno-vuoto, in cui il pieno -corpo o materia - contiene il vuoto come sua origine e sostanza.
Infine Giorgio Azzaretti con i suoi yo-yo porta l’attenzione sull’oscillazione e sull’ambivalenza.
Con questa collettiva presso lo Spazio Artsenal63 di Firenze si inaugura il PROGETTO GAVAGAI come progetto di ricerca artistica ambientato in un territorio di confine tra arte e filosofia.
L’idea è quella di articolare le suggestioni filosofiche ed estetiche contenute nel tema del dualismo mente-corpo con un percorso espositivo e di ricerca in sedi e città differenti.
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STABILE | personale di Lorella Calzolari
a cura di Silvia petronici gavagai
STABILE è la mostra in cui
Lorella Calzolari presenta l’ultimo ciclo di quadri, i suoi acquerelli su cemento, e di sculture, sviluppando con entrambe le formule il tema introdotto dal titolo. (
foto opening)
STABILE, infatti, è una ricerca sull’equilibrio. Con questa personale allo Studio Kan di Parma Calzolari esprime il suo rapporto con la forma; la forma occupa uno spazio, vi permane in equilibrio e contemporaneamente produce equilibrio. Il peso virtuale della forma è tutto nella sua consistenza, nella sua capacità di permanere, di esserci, di stabilire una relazione significativa con lo spazio circostante. Questa riflessione nasce dal suo intenso esercizio della scultura come mezzo di creazione e liberazione delle forme di cui la pittura è come un’eco narrativa. I quadri, infatti, rappresentano le forme, ne fanno emergere la natura di segno. Nella scultura il segno esce per così dire dalla dimensione testuale e si anima, prende vita e, entrando in relazione con lo spazio reale, perde gran parte della mediazione concettuale tipica della bidimensionalità e semplicemente STA. PERMANE. Pone l’equilibrio delle sue forze interne a confronto con una stabilità più ampia, quella del mondo tutto intorno, mondo naturale e umano.
Perciò la scultura come la pitturadi Calzolari sono una riflessione sulla forma. E la forma è la struttura. Pertanto l’equilibrio cercato è un equilibrio nella dimensione strutturale considerata a sua volta il risultato di una tensione risolta nell’indistinzione di forma e contenuto, materia e segno.
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TRIDIMENSIONALITA’ NON FUNZIONALI
a cura di Silvia petronici gavagai
Artisti presenti: Gabriele Armellini . Gianni Alfonso Bailo . Michela Cittadino e Lavinia Vicenzi . Cinzia Mauri e Marco Riva . Greta Penacca . Francesca Petronici . Lorella Pozzi . Claudio Ramaioli . Roberta Rocca . Maria Scarognina
Con questo titolo è stato proposto agli artisti di lavorare sulle forme della loro ricerca, sul rapporto che queste istaurano con i volumi e i materiali in quella dimensione che si colloca, però, un attimo prima della resa funzionale. Insomma l’elaborazione di forma e contenuto, di materiali e oggetti d’uso che ognuno dei presenti compie nell’ambito della propria sperimentazione come artigiano ricercatore o designer, ha un punto d’arrivo, e forse anche di partenza, nella ricerca sulla sua applicazione funzionale.
In questo progetto si è chiesto di escludere dall’operazione creativa quest’ultimo passaggio per riservare tutta l’attenzione alla parte del tutto immaginativa, sperimentale e forse maggiormente ludica ed estetica del lavoro. Ciò che ne risulta è, con buona evidenza, una scultura o un’opera comunque afferente alla definizione artistica; scultura che in quanto tale, prima di ogni altra cosa, con una prima approssimazione, è appunto un oggetto tridimensionale non funzionale.
Ad ognuno è stato chiesto di pescare nelle proprie risorse, quelle specifiche approntate quotidianamente nello svolgimento della propria attività e questo con la convinzione che tale attività contenga un approccio più artistico e una rielaborazione del reale più libera e originale di quanto diffusamente si pensa sia dell’artigianato tradizionale, da una parte, sia dell’industrial design, dall’altra. L’artigianato di ricerca (ben definito altrove come arte applicata), collocandosi in un territorio di confine tra le due alternative, rappresenta una preziosa occasione per indagare il meccanismo ideativo e riarticolativo che sottende la creazione di oggetti d’uso come un meccanismo eminentemente estetico-formale.
Un’ulteriore nota va riservata a chi, in questa collettiva, conduce una ricerca artistica più specifica nell’ambito della pittura e della scultura che, in questa fattispecie, interpretando le urgenze del tema, ha lavorato sul concetto di non finito fermando il tempo della realizzazione artistica un’attimo prima della sua conclusione e così mettendo in evidenza le sue potenzialità espressive prima e al di là della conclusione formale.
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IMMAGINA | ARTE IN FIERA | REGGIO EMILIA
PROGETTO GAVAGAI presenta
Gabriele Armellini . Lorella Calzolari . Carmen Coruzzi . Greta Penacca . Gianna Zanafredi